“Il mio erbario è attualmente a Bergamo, custodito da una famiglia amica. Contiene a quanto ricordo dalle 12 alle 14 mila specie con moltissimi esemplari specialmente delle piante da me raccolte. Vi si trovano le piante segnatamente dell’Italia superiore, delle Alpi, della Dalmazia, del Montenegro, Grecia, Turchia europea e Asia minore, fra quelle da me raccolte. Vi sono poi specie europee, africane, americane avute da corrispondenti. La collezione della Dalmazia ha 7 ad 8 specie fra nuove e illustrate. Quella di Grecia , Turchia, e M. Olimpo contiene 15 specie nuove e moltissime illustrate, quell’erbario mi ha logorato 15 anni di vita!…..” (Clementi 21 marzo 1855)
L’erbario di Giuseppe Clementi, dedicato alla flora vascolare è formato da circa 16.000 fogli di cui 9.308 registrati in un database. Molti campioni negli anni ’80 del secolo scorso sono stati tolti dai fogli originali e trasferiti su cartoncini.
Apparteneva al veneto Giuseppe Clementi (Alcenago, 1812 – Torino, 1873), il cui legame con Bergamo fu di ordine professionale e ideale. Chimico laureatosi a Padova, fu assistente alla cattedra di botanica del prof. Roberto De Visiani (1800 – 1878, botanico, naturalista e letterato italiano, uno dei padri dello studio moderno della botanica in Italia) che lo coinvolse nelle proprie ricerche, comprese quelle sulla flora della Dalmazia.
La botanica era una passione che coltivò per molti anni ma non fu in grado di dargli sostegno economico. Una volta scelta la professione di insegnante, vinse la cattedra di Fisica al Liceo di Bergamo, dove si trasferì nel 1847. Qui strinse rapporti stretti di amicizia con la famiglia Camozzi Vertova, in particolare con Gabriele e Gianbattista con cui condivise gli ideali patriottici. Allo scoppio dei moti risorgimentali del 1848 si unì ai rivoltosi di Padova, da dove fuggì dopo il tracollo, dapprima in Grecia e poi in Turchia.
Oltre a cercare fortuna, ebbe modo di studiare e raccogliere esemplari della flora spontanea rara o comunque d’interesse scientifico che, dopo il ritorno in Italia, pubblicò nel 1855 sotto il titolo di Sertulum Orientale. In esso sono descritte anche nuove entità che significativamente hanno epiteti riferibili alle amicizie politiche, Camozzi, Manganotti, Meneghini ecc.
All’erbario hanno contribuito anche molti autori corrispondenti che, come consuetudine voleva, scambiavano campioni al fine di costituire collezioni di riferimento per le indagini successive.
L’erbario e le tracce scientifiche del Clementi meritano di essere studiate, anche solo per la grande mole di lavoro profusa per il suo allestimento rispetto alle pubblicazioni realizzate.
Successivamente al Sertulum Orientale gli interessi botanici non sembra siano stati ulteriormente alimentati e il corposo erbario, rimasto in casa di Camozzi Vertova, fu donato alla Municipalità nel 1875 dal sindaco stesso, Gianbattista Camozzi e, quindi, divenne parte delle collezioni attorno alle quali si coagulò il Museo di Scienze Naturali di Bergamo.
Oggi l’erbario Clementi è uno degli erbari più consistenti dell’Orto Botanico di Bergamo.
